Tuesday, October 17, 2006

 

1. La convergenza dei device

Un device è definibile come uno strumento fisico che consente  all’utente di interagire con le reti; per convergenza dei device, si intende la capacità di questi di gestire servizi di natura diversa, eventualmente veicolati da reti diverse.
In merito a questo argomento, è immediatamente rilevante la questione dell’implementazione di una logica informatica in un oggetto di uso quotidiano; ad  esempio il caso in cui in un’automobile venga inserito un vero e proprio personal computer. Essa successivamente si userà, si gestirà ed avrà un rapporto relazionale con il suo utente uguale a quello che aveva prima dell’informatica?
Se si presuppone che all’interno di un device inseriamo una logica informatica assistiamo alle creazione di un qualcosa di diverso, di nuovo, di sconosciuto. Ad esempio, diverse case di elettrodomestici hanno già inserito un collegamento ad Internet attraverso tecnologie che sono oggi in distribuzione come le tecnologie Rfid (Radio Frequency Identification), ossia tecnologie in radiofrequenza, grazie alle quali è possibile installare ad un costo bassissimo dei piccoli chip sugli oggetti di tutti i giorni.
A questo proposito possiamo riscontrare in varie librerie, la presenza di etichette più spesse di quelle normali, sul retro dei libri (RFid tagger); esse costituiscono un sistema che comunica con la libreria al fine di individuare la posizione dei diversi libri sugli scaffali.
Lo scetticismo con cui oggi queste tecnologie sono valutate, è simile a quello con cui dieci anni fa erano considerati i telefoni cellulari. Il cellulare era vissuto come fenomeno di costume, una moda, uno status-symbol, addirittura un oggetto inutile; oggi invece tutti ne possiedono uno o più di uno e nessuno può farne a meno, poiché, oramai, il cellulare è ritenuto quasi all’unanimità uno strumento indispensabile.
L’inserimento negli oggetti di sistemi che consentano di attuare logiche informative evolute, trasforma questi oggetti e genera dinamiche e problematiche nuove, rispetto alle quali non siamo ancora preparati.
A questo proposito è necessario che l’utenza riconosca e comprenda i propri bisogni affinché essi guidino lo sviluppo della tecnologia e non viceversa. Diventa quindi necessario cominciare ad “intravedere” (nell’accezione latina del termine, cioè “vedere oltre”) cioè capire come le tecnologie future possano produrre impatti positivi e soprattutto negativi sulla società, sul mercato e sulla propria azienda.
La tematica del vedere oltre conduce al discorso per cui si è abituati ad associare i device a dei luoghi, cioè a pensare agli strumenti nei posti dove siamo soliti utilizzarli, come ad esempio associare il computer alla casa o all’ ufficio, il portatile all’ aereo ed il telefonino al treno.
Oggi, invece, i computer escono dai loro case ed entrano nelle cose, tanto che si comincia a parlare di ubiquitous computing, di pervasività dell’interazione. Questo fenomeno porta molte volte a non riconoscere in modo immediato i computer negli oggetti. Sempre più spesso, infatti, siamo circondati da strumenti che non hanno una logica informatica esplicita, ma al loro interno incorporano elementi che gliela conferiscono. Questo è uno dei risultati della convergenza: la convergenza delle tecnologie informatiche sugli oggetti di tutti i giorni.
Si passa da un contesto in cui il telefonino e il computer sono gli unici strumenti di accesso all’informazione, ad un contesto dove l’informazione è pervasiva, è sparsa all’interno di diversi device e l’elemento fondamentale e fondante dell’approccio all’informazione è la capacità degli uomini e del sistema di interagire con essa in maniera dinamica.
E’ fondamentale, tuttavia, prendere in considerazione un aspetto molto importante: se da un lato le tecnologie permettono all’uomo di interagire con il mondo esterno, dall’altro potrebbero limitarne la privacy.  Qui ci si interroga su quale sia il limite tra ciò che la tecnologia può fare e ciò che si può far fare alla tecnologia. In altre parole ci si chiede qual sia il rapporto tra tecnologia ed etica.
Questo è il tema centrale della convergenza: oggi con la pervasività dell’informazione è facile conoscere un rilevante numero di informazioni riguardo molte persone; quanto questo possa essere possibile e lecito non è un problema di tecnologia ma un problema di etica.
In merito al dibattito sulla convergenza è fondamentale annoverare alcune considerazioni sugli elementi che ruotano attorno allo sviluppo dei device, come i fattori rilevanti e i trend tecnologici. Inoltre, per uno sviluppo corretto di questi strumenti, è necessario senz’altro superare alcuni limiti attuali. Tra essi possiamo annoverare il peso, l’intrusività, la presenza di standard (che consenta a strumenti di tipo diverso di comunicare tra di loro) e la cultura d’uso. Alcuni limiti sono in via di superamento: ad esempio per i cellulari si assiste alla realizzazione di display sempre più grandi e colorati, processori sempre più veloci e tutto questo reso possibile dall’abbattimento del consumo energetico. Inoltre, vengono dedicati studi accurati sulle interfacce, per renderle più trasparenti ed intuitive e studi sull’ergonomia dell’hardware e dei software. Per ciò che concerne la cultura d’uso, ci si trova in presenza di un limite abbastanza particolare: la tecnologia infatti semplifica i processi ma solo una volta che i nuovi comportamenti vengano acquisiti, compresi ed interiorizzati. Ad esempio, la disposizione dei tasti denominata Querty, veniva utilizzata inizialmente per le macchine da scrivere. Essa costringeva ad un lavoro maggiore, rispetto ad un altro tipo di disposizione ed era stata pensata al fine di risolvere il problema dell’accavallamento dei martelletti una volta premuti i tasti. Il tempo maggiore richiesto per passare da una lettera all’altra, in una disposizione così poco intuitiva, faceva sì che i tasti potessero ripristinarsi nella loro posizione originaria. Per la tastiera del computer questo naturalmente non sarebbe stato necessario, eppure è stata ed è ancora utilizzata la tastiera Querty. Questo avviene perché ormai siamo abituati a questo tipo di disposizione dei tasti, ed un così radicale cambiamento sarebbe costoso in termini di ri-apprendimento.

2. La convergenza dei servizi

La convergenza dei servizi è definibile come  la capacità dei servizi di essere trasparenti rispetto alle reti che devono supportare, ossia il servizio funziona indipendentemente dal fatto che sia utilizzato su una rete piuttosto che su un’altra. Ad esempio la posta elettronica è concepita in maniera convergente quando la si può utilizzare indifferentemente su un palmare o su un computer (sul palmare utilizzando la rete di accesso gprs o umts e sul computer accedendo direttamente ad Internet). Un servizio è convergente quando può essere utilizzato su infrastrutture diverse, quando si può accedere ai dati da esso veicolati indipendentemente dalla piattaforma che si ha a disposizione in quel momento.
I servizi possono essere di diverso tipo: multimediali, interattivi, location based (basati sulla loro capacità di georeferenziare l’utente), P2P  (persona a persona), oppure da P2A (persona ad applicazione). Esempio esplicativo di queste due ultime tipologie può essere l’invio di un breve messaggio di testo (sms); nel caso del P2P esso ha, sia come emittente che come ricevente, una persona. Nel secondo caso l’emittente è una persona ed il ricevente è un’applicazione (o viceversa).
In conclusione, i servizi possono essere così classificati:


• Servizi monomediali (sms, televideo, ecc.) e multimediali (videoconferenza, mms, ecc.)
• Servizi P2P (sms, e-mail, ecc.) e P2A (i quali possono essere a loro volta suddivisi in due categorie: distributivi, cioè servizi che vengono erogati a tutti i possibili riceventi, ed interattivi)


3. La convergenza dei mercati

La convergenza dei mercati è la capacità dei mercati di tendere ad integrarsi anche attraverso quella che viene definita rimodulazione della value chain (catena del valore). La value chain esprime il concetto attraverso il quale l’oggetto, la materia prima, la risorsa economica acquisisce valore man mano che viene lavorata.
Il punto focale di questa analisi è il modo in cui impatta la convergenza su questi passaggi elementari;  se il punto di contatto tra i device e la tecnologia è rappresentato da Internet, il punto di contatto tra i servizi e il mercato è rappresentato dall’utenza.


3.1 Il “lato oscuro” della convergenza
Al giorno d’oggi, proprio per il problema della convergenza, per le imprese è molto più difficile identificare quelli che sono i propri competitor sul mercato.
Oggi, ad esempio, un potenziale concorrente di una società che opera nel settore della televisione, può non essere più soltanto un’altra operante nel medesimo settore , ma anche un’impresa che lavora nel campo della telefonia, come si è verificato nel caso di Fastweb. La suddetta azienda infatti, dopo il lancio della TV sul web, da concorrente di aziende telefoniche è diventata contemporaneamente competitor di aziende televisive, come Mediaset. Tutto ciò comporta problemi e difficoltà, soprattutto per le imprese che si trovano spiazzate di fronte all’incapacità di valutare i propri concorrenti, oppure per le aziende che non sono in grado di mutare velocemente se stesse in sinergia ai repentini cambiamenti di mercato; ad esempio, nel momento in cui un utente disdice il contratto Telecom e si rivolge a Fastweb, non perché quest’ultima offra internet ad un prezzo più basso, bensì perché consenta di vedere la tv, l’azienda Telecom non avrà più strumenti per gestire questo tipo di concorrenza, se non inserendosi anche lei nel triple play. Per citare un altro esempio, si può ricordare la vicenda della Polaroid, che non avrebbe mai immaginato che oggi HP, fino a qualche tempo produttrice di toner, stampanti e computer, avrebbe rivoluzionato il settore della fotografia.
La convergenza, oltre ai numerosi vantaggi fin’ora visionati, implica serissimi problemi ed aspetti negativi come fallimenti di aziende, scontri commerciali, perdita del posto di lavoro, assetti societari che mutano e così via. Convergenza significa cambiamento, ma cambiamento può spesso significare fallimento e conflitto dal punto di vista economico, soprattutto quando essa impatta sia su prodotti che cambiano (es. settore della fotografia), sia su comportamenti che mutano. Si può citare in proposito il cambiamento di tendenza del segmento di mercato dei giovani: essi acquistano un minor numero di cd a favore dei videogiochi.
In tutti questi casi, non è una questione di validità della tecnologia, ma di mercato: quella che si afferma non è la tecnologia migliore, ma quella che è supportata da una migliore azione di marketing (un esempio esplicativo, in questo caso, è il fallimento di Betamax a favore del VHS).
Oggi assistiamo ad un contesto in cui non esiste più la linearizzazione del comparto, non è più così facile identificare uno specifico settore, un’azienda operante in esso e un cliente specifico per quel settore, ma le imprese si stanno espandendo in più porzioni di mercato, andando reciprocamente in conflitto, e questo è consentito anche dallo sviluppo delle tecnologie. Oggi dunque stiamo passando da un ambito in cui era facile definire la struttura di un mercato, ad uno in cui non lo è più.
Se ad esempio analizziamo il mercato delle telecomunicazioni osserviamo che è composto da servizi wireline (lunga distanza), che a loro volta comprendono servizi wireless (TIM, Vodafone) e servizi wireline locali (Telecom, Fastweb, ecc.). Questo mercato oggi però si trasforma in qualcosa di diverso, perché incontra e si fonde con il mercato dei media, formato da elementi come i contenuti, i quali vengono organizzati nei palinsesti e veicolati tramite la tv via etere o via cavo. Questi due elementi generano un unico grande settore, costituito dalla somma dei due comparti e dei loro contenuti. Ciò significa che gli operatori che prima vivevano in comparti distinti e separati, oggi lavorano tutti quanti in un unico settore, la cui gestione diventa molto più complessa.

 


posted on Tuesday, October 17, 2006 8:56:49 PM (W. Europe Daylight Time, UTC+02:00)  #    Comments [3]
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Due dischi a singolar tenzone

Abbiamo parlato di convergenza dei mercati e siamo giunti alla considerazione di quanto sia importante per un’azienda riuscire a conquistare il mercato attraverso la diffusione tra gli utenti del proprio standard. Tutto questo può essere letto come una vera e propria guerra tra case produttrici, che mettono in campo tutte le loro forze per poterne uscire vincitrici.
La battaglia dei browsers tra Windows e Netscape è la rappresentazione più nota di questo scontro, ma in classe abbiamo anche citato la diffusione del VHS a scapito del Betamax.
Adesso si potrebbe parlare di una delle lotte più recenti: quella dei supporti di memorizzazione ottica, che riguarda lo scontro tra il Blu-ray Disc della Sony e l’HD DVD promosso da Toshiba, NEC e Sanyo.
Ma prima di tutto dovremmo chiederci quali sono i motivi che hanno portato all’implementazione di questi nuovi supporti. Quali sono state le necessità del cambiamento?
Prima di tutto si parla dei raggiunti limiti di storage dei dvd: per fare un esempio, la versione estesa di tutti e tre "Il signore degli Anelli" è stata divisa su due dischi perché il film era troppo lungo e per l'utilizzo dell'audio DTS. Questo tipo di audio, il Digital Theater System, occupa molto spazio, più di quello utilizzato dal Dolby Digital. Inoltre, sono stati necessari ulteriori due dischi per gli extra.
Poi si parla di vulnerabilità del formato: i sistemi di protezione utilizzati al giorno d'oggi sono facilmente eliminabili, rendendo i DVD agevolmente copiabili.
Ma la ragione finale che rende necessario un passaggio a qualcosa di diverso riguarda la qualità video: un video DVD è presentato in formato 480p, o 480 linee per schermo. La High Definition TV (HDTV) utilizza invece il formato 720p o 1080i. Questo comporta che i programmi HDTV sono circa sei volte più definiti del DVD e, anche con un buona compressione dell'MPEG4 (un'insieme di standard per la codifica dell'audio e del video digitale), lo spazio richiesto per l'archiviazione sarà sempre molto alto.
Sia l’HD DVD sia il Blu-ray Disc risolvono tutti i problemi elencati sopra, ma in maniera tra loro diversa. I due formati, infatti hanno caratteristiche proprie che li differenziano l’uno dall’altro.
L’HD DVD (acronimo di High Density Digital Versatile Disc o High Definition Digital Video Disc) è un formato ottico digitale che è stato sviluppato al fine di diventare uno standard per i DVD di nuova generazione adatti ai contenuti ad alta definizione. Ha una capacità di 15 GB per ogni singolo layer, e al momento esiste in 3 versioni differenti: 15 GB (1 layer), 30 GB (2 layer) e recentemente, il 12 maggio 2005 al Media-Tech Expo di Los Angeles ne è stata proposta un'evoluzione da 45 GB (3 layer).
Il Blu-ray Disc (spesso abbreviato in BD) supporto ottico proposto dalla Sony agli inizi del 2002 come evoluzione del DVD per la televisione ad alta definizione, invece, grazie all'utilizzo di un laser a luce blu, riesce a contenere fino a 57 GB di dati, quasi 12 volte di più rispetto a un DVD Single Layer - Single Side (4,7 GB).
Ciò che tecnicamente differenzia il BD dall’HD DVD è che mentre quest’ultimo è realizzato con la stessa tecnica dei DVD, il laser rosso; il BD utilizza un laser blu che permette di registrare strutture di dati più piccole sul disco con la possibilità, quindi, di memorizzare dati superiori sulla stessa superficie.
La tecnologia alla base di Blu-ray è più complessa, sofisticata e anche più costosa ma permette di raggiungere capacità teoriche superiori ai 500 GB per singolo disco. Al contrario, HD DVD punta meno sulla capacità massima di storage e più sulla compatibilità con l'attuale tecnologia DVD a laser rosso che gli permetterà bassi costi di produzione.
La cosa più importante da sottolineare riguarda la ricaduta sul mondo dell’utenza: ciascuno di questi due dischi ha bisogno di un lettore apposito in cui “girare”. Poiché un lettore non è in grado di leggere sia un formato sia l’altro, i due supporti si escludono a vicenda (a meno che non ci sia qualcuno che abbia voglia di comprare tutt’e due i tipi di lettori). Sono molto lontane, infatti, le trattative per un lettore unico vista le differenze sostanziali dal punto di vista hardware (laser rosso VS laser blu)
Come finirà la guerra è ancora tutto da decidere ma bisogna sottolineare il grande peso che avranno le case di software, hardware e le major cinematografiche nel portare alla vittoria uno dei due supporti.

Principali finanziatori Blu-ray:
• Apple (dal 10 marzo 2005)
• Dell
• Hitachi
• Hewlett-Packard
• LG Electronics
• Panasonic (Matsushita)
• Philips
• Pioneer
• Samsung
• Sharp
• Sony
• Sun Microsystems
• TDK
• Texas Instruments
• Thomson

Principali finanziatori HD DVD:
• NEC
• Sanyo
• Toshiba
• Microsoft
• Intel

Case di produzione che supportano il Blu-ray:
• Columbia Pictures
• The Walt Disney Company (dal 8 dicembre 2004)
• Metro-Goldwyn-Mayer
• Sony Pictures Entertainment
• 20th Century Fox (dal 3 ottobre 2004)
• Vivendi Universal Games e Electronic Arts (dal 7 gennaio 2005)
• Paramount Pictures (dal 3 ottobre 2005) ma supporterà anche HD-DVD
• Warner Bros. (dal 22 ottobre 2005) ma supporterà anche HD-DVD
Principali finanziatori HD DVD:
• NEC
• Sanyo
• Toshiba
• Microsoft
• Intel

Case di produzione che supportano l'HD-DVD:
• New Line Cinema
• Paramount Pictures (ma dal 3 ottobre 2005 supporta anche il Blu-ray Disc)
• Universal Studios
• Warner Bros. (ma dal 22 ottobre 2005 supporta anche il Blu-ray Disc)

Friday, October 20, 2006 9:17:36 AM (W. Europe Daylight Time, UTC+02:00)
Bravo Ignazio!
Saturday, October 21, 2006 2:30:38 PM (W. Europe Daylight Time, UTC+02:00)
Complimenti a tutte ragazze mi è molto piaciuta la vostra sintesi ed è stata utile a chiarire alcuni punti controversi della lezione a cui avete fatto riferimento.
Grazie per il lavoro che avete svolto al nostro servizio
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